Bergamo
Non esiste una tariffa
L'imposta è il sette per cento del costo del pernottamento, al netto di IVA e servizi, con un tetto di cinque euro a persona. Due appartamenti nella stessa via , prezzati diversamente, pagano importi diversi.
L'imposta di soggiorno sembra la più semplice delle imposte italiane. Una tariffa, un numero di notti, una moltiplicazione. È esattamente questa apparenza di semplicità a renderla pericolosa: nessuno la controlla, perché nessuno pensa che ci sia qualcosa da controllare.
Poi apri i regolamenti e scopri che due comuni vicini possono avere regole strutturalmente diverse, e che quasi tutto quello che circola in rete su questo tributo è approssimativo, superato, o semplicemente sbagliato.
Partiamo dalla domanda più banale che un ospite possa fare: mio figlio paga?
Dipende dalla città, e non di poco. L'esenzione per i minori va da dieci a diciotto anni a seconda di dove si dorme.
Roma, Venezia
Firenze, Palermo, Lecce
Napoli, Bologna, Genova
Catania, Olbia, Padova
Milano, Trieste, Sorrento, Pisa
A Verona la formulazione è ancora diversa: esenti «entro il quindicesimo anno», che significa fino al giorno prima del quindicesimo compleanno.
Un ragazzo di quindici anni, quindi, paga a Napoli e non paga a Catania. Le guide di settore che ho incrociato indicano quasi tutte diciotto anni ovunque: chi le segue riscuote meno del dovuto in due terzi d'Italia.
Stessa storia per il numero di notti su cui l'imposta si applica. Lucca si ferma a tre. Como, Palermo, Catania e Bari a quattro. Venezia, Ravenna e La Spezia a cinque. Roma e Taormina a dieci. Peschiera del Garda arriva a ventuno. Sette volte la soglia di Lucca, nello stesso Paese, per la stessa imposta.
Fin qui si tratta di numeri diversi. Il salto avviene quando cambia la struttura stessa del calcolo.
Bergamo
L'imposta è il sette per cento del costo del pernottamento, al netto di IVA e servizi, con un tetto di cinque euro a persona. Due appartamenti nella stessa via , prezzati diversamente, pagano importi diversi.
Venezia
Un A/1 e un A/4, a parità di tutto il resto, non pagano lo stesso. E c'è una regola di riserva: se l'immobile non è accatastato, si applica d'ufficio la fascia più alta.
Pisa
L'alta stagione comincia il lunedì precedente la domenica di Pasqua e finisce la prima domenica di novembre. Poiché la Pasqua è una data mobile, il confine si sposta ogni anno: nel 2026 cade il 30 marzo, nel 2027 il 22. E non cambia la tariffa — cambia il numero di notti imponibili, cinque in alta stagione e tre in bassa.
Ravenna
Il regolamento lo motiva così: è la permanenza media nel comune, arrotondata per eccesso. Un dato statistico trasformato in norma.
Gallipoli, Otranto
Se un ospite passa da un bed and breakfast a un appartamento nello stesso comune, il conteggio prosegue, e deve consegnare al nuovo gestore la ricevuta dell'imposta già versata.
La Spezia
Per i marina resort l'imposta si paga per persona a bordo; ma se è impossibile stabilire quante persone dormano sull'imbarcazione, il numero si determina in base alla lunghezza dello scafo: due passeggeri fino a quindici metri, quattro fino a trenta, di più oltre.
Molti di questi regolamenti sono cambiati negli ultimi mesi, e le fonti che circolano non se ne sono accorte.
A Torino le locazioni brevi sono passate da 2,30 a 3,80 euro con la delibera di dicembre. A Jesolo da 1,00 a 1,80, e insieme all'aumento il periodo di applicazione è stato esteso ad aprile e ottobre: due errori in uno per chi non ha aggiornato. A San Vito Lo Capo il regolamento del 2024 ha raddoppiato le tariffe e ha eliminato la stagionalità, che prima limitava l'imposta ai mesi estivi. A Pisa, fino a febbraio 2024, le locazioni turistiche pagavano il quattro per cento del corrispettivo: quel regime non esiste più da oltre due anni, e diverse guide lo riportano ancora oggi.
Su Perugia, prima di leggere l'atto, ho trovato in circolazione tre versioni diverse della stessa informazione: 1,80 euro con tetto di sette notti, 1,50 con tetto di dieci, 1,50 senza tetto. La delibera di Giunta, firmata digitalmente, dice 1,50 — e non fissa alcun tetto, perché tetti ed esenzioni non stanno nella delibera tariffe: stanno nel regolamento. È una distinzione tecnica, ed è probabilmente l'origine di metà delle incoerenze che si leggono in rete.
Per anni un errore su questo tributo è stato un fastidio amministrativo. Da gennaio non è più così.
Con l'ordinanza n. 1527 del 23 gennaio 2026 le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che il gestore è responsabile d'imposta, e che la sua responsabilità è calibrata sull'imposta dovuta dagli ospiti, a prescindere dall'effettivo pagamento, salvo il diritto di rivalsa.
Tradotto in pratica: se l'importo è calcolato in difetto, la differenza non la paga l'ospite — che nel frattempo è tornato a casa — ma chi gestisce la struttura. E se la dichiarazione risulta infedele, la sanzione va dal cento al duecento per cento del tributo.
Il paradosso è che l'errore più diffuso non nasce dalla negligenza. Nasce dal fatto che l'informazione corretta è difficile da trovare: distribuita fra circa 1.400 comuni, in delibere che cambiano ogni anno, spesso pubblicate in PDF che nemmeno si aprono.
Se gestite anche solo un appartamento, verificate la vostra tariffa sull'atto del vostro comune: la delibera di Giunta per l'importo, il regolamento per il tetto di notti e le esenzioni. Non su una guida, non su un forum, non sull'ultima cosa che vi ha detto un collega.
E se avete immobili in più di tre comuni, mettete in conto che almeno uno di quei dati oggi è vecchio.
StayLex nasce da questa constatazione. Costruiamo, comune per comune, il dato corretto sull'imposta di soggiorno — tariffe, esenzioni, tetti, scadenze — leggendo l'atto che lo stabilisce e citandolo in ogni risposta, e sorvegliando ciascun comune con una data precisa, perché sappiamo quando ognuno delibera.
Non è un lavoro affascinante. Ma è quello che sta fra un property manager e una sanzione che non aveva previsto.